Davvero le piante non possono fare a meno di noi?
Guardate dove è andato a germogliare un seme:
si, è uno spazzolone per pavimenti, abbandonato per qualche mese sul terrazzo del mio ufficio dall'inquilino precedente.
Modernità o tradizione? Alta tecnologia o metodi dei nostri avi?
L'uomo è un essere abbastanza intelligente da capire che la soluzione sta nel migliorare attraverso il progresso conservando ciò che è già buono.
L'albero è il simbolo di Naturanelfuturo:
con le radici ben ancorate al suolo, tende le sue fronde verso il cielo.
giovedì 10 novembre 2011
lunedì 17 ottobre 2011
Erbe spontanee o erbacce?
Mia madre ha una piccola proprietà in campagna in cui andiamo solo saltuariamente, presi come siamo tutti dagli impegni quotidiani.
Da mesi non andavamo e appena arrivati esclamiamo in coro: “quante erbacce, che disastro!”
In effetti la strada di accesso si vedeva a malapena e sull'aia alcune erbe erano alte quanto noi.
Poi però abbiamo cominciato ad osservare queste “erbacce” e abbiamo visto che c'erano cicoria, malva, camomilla, ortica, borragine, amaranto, nonché quella stessa “erba campagnola” che vediamo nelle cassette dal fruttivendolo.
Così la disperazione si è tramutata in meraviglia e soddisfazione.
Non è detto che solo perché non le abbiamo piantate noi le erbe siano cattive.
Mettiamo l’oleandro che è velenoso, come pure ciclamino e mughetto. Però sono belle, le abbiamo scelte noi e vanno bene!
Chiamiamo invece erbacce piante belle, buone e utili.
Ogni volta che vogliamo allestire un'area verde il primo pensiero è "eliminiamo le erbacce". Guardiamole prima, cerchiamo di classificarle. Le piante che nascono spontaneamente ci danno tante informazioni sulle caratteristiche del luogo, e non è detto che siano tutte da eliminare.
Io penso che piuttosto che sudare sette camicie per far crescere le piante che vogliamo noi dove vogliamo noi, e sudarne altre sette per togliere quelle che invece ci crescono spontaneamente e che non vogliamo, sarebbe più ragionevole trovare un utilizzo alle piante che ci sono.
Ogni volta che vogliamo allestire un'area verde il primo pensiero è "eliminiamo le erbacce". Guardiamole prima, cerchiamo di classificarle. Le piante che nascono spontaneamente ci danno tante informazioni sulle caratteristiche del luogo, e non è detto che siano tutte da eliminare.
Io penso che piuttosto che sudare sette camicie per far crescere le piante che vogliamo noi dove vogliamo noi, e sudarne altre sette per togliere quelle che invece ci crescono spontaneamente e che non vogliamo, sarebbe più ragionevole trovare un utilizzo alle piante che ci sono.
Proviamo ogni tanto ad essere logici e coerenti!
lunedì 10 ottobre 2011
Come la mettiamo con i vegetariani?
Mi ha sempre un po’ infastidito chi si definisce vegetariano, o peggio vegano, con la posa di persona buona e giusta che non contribuisce all’uccisione degli animali.
Come agronomo conosco bene la fisiologia delle piante e so quanta “fatica” fa, per esempio, una pianta d’insalata per crescere, a partire da un minuscolo seme!
Pensate forse che le piante vengano costruite in fabbrica?
Certamente no; anche l’ortaggio è un essere vivente, e non è forse crudeltà stroncargli la vita prima che raggiunga l’età riproduttiva, impedendogli di produrre i suoi fiori e quindi i suoi semi, interrompendo la sue stirpe?
Ed anche mangiare frutti e semi non si dovrebbe fare poiché è come mangiare un uovo, si uccide un embrione quindi un essere vivente.
Come se ciò non bastasse, studi recenti dimostrano che le piante sono dotate di capacità cognitive; pare che possano comunicare, muoversi, dormire e ragionare.
Parole grosse?
Approfondirò l’argomento, ma intanto… come la mettiamo con i vegetariani?
La loro non è altro che discriminazione razziale.
Si dovrebbe accettare che l’uomo è un animale onnivoro e in natura vige la legge del più forte.
Certo l'uomo nella società attuale ha una posizione di netto e sfacciato vantaggio nei confronti degli animali e gli sprechi e gli sfregi sono da condannare, come quando si uccide un coccodrillo per prendergli due strisce di pelle ai lati del corpo ed il resto viene buttato via;
ma perché prendersela con chi ama gustare una bistecca di tanto in tanto?
L’equilibrio è sempre la soluzione migliore.
domenica 2 ottobre 2011
Gli alberi sono poesie
"Gli alberi sono poesie che la terra scrive al cielo"
(K. Gibran)
(K. Gibran)
Ho letto tempo fa che il giardino può essere visto come il tentativo dell'uomo di ricucire un rapporto con la natura che egli stesso distrugge con l'urbanizzazione.
In un primo momento l’idea mi è sembrata suggestiva ma poi, pensando anche ai grandi giardini del rinascimento o a quelli dell’ottocento, ho visto un uomo prepotente che vuole relegare la natura in spazi circoscritti, scelti da lui.
E se considero i nostri giardini di città o di paese, mi viene da pensare che il tentativo di ricucitura è un po’ ridicolo.
Poi vedo un centro commerciale, centinaia di metri quadrati di “cemento”, metri cubi di aria condizionata, e nel parcheggio megagalattico, qualche sparuto albero, di una specie resistente all’inquinamento atmosferico, che dovrebbe crescere rigoglioso per dimostrare quanto amiamo la natura, sempre che non ci sporchi le auto e non rovini la pavimentazione.
Di fronte a questa immagine, il tentativo di cui sopra diventa addirittura patetico.
Faccio allora una gita in montagna, in autunno, quando la neve ancora non ricopre le cime e i versanti diventano come la tavolozza di un pittore,
e lassù in alto, quegli abeti, le cui punte si stendono verso l’alto, mosse dal vento….
allora si, concordo col poeta,
e nel silenzio,
odo i versi sublimi che la madre terra innalza verso il cielo.
domenica 25 settembre 2011
Progetto ginestra
A volte basta poco per cambiare aspetto ad un ambiente.
Prendiamo una strada poderale.
Supponiamo che conduca ad un agriturismo.
Non è un peccato lasciarla così?
Quando ci sono tante spese da fare, si lasciano indietro gli interventi che sembrano meno importanti.
Ma la strada va comunque sistemata per garantire il transito dei clienti!
E allora, possiamo scegliere ispirandoci alle piante spontanee locali, di basso costo e facilmente riproducibli. Così, al termine delle opere di sistemazione della strada, senza dimenticare i fossi di scolo per regolare il flusso dell'acqua piovana, le piante vengono messe in posa.
progetto fotografico
La strada non ne gioverà solo per l'aspetto, ma anche per il suo mantenimento.
Prendiamo una strada poderale.
Supponiamo che conduca ad un agriturismo.
Non è un peccato lasciarla così?
Quando ci sono tante spese da fare, si lasciano indietro gli interventi che sembrano meno importanti.
Ma la strada va comunque sistemata per garantire il transito dei clienti!
E allora, possiamo scegliere ispirandoci alle piante spontanee locali, di basso costo e facilmente riproducibli. Così, al termine delle opere di sistemazione della strada, senza dimenticare i fossi di scolo per regolare il flusso dell'acqua piovana, le piante vengono messe in posa.
progetto fotografico
La strada non ne gioverà solo per l'aspetto, ma anche per il suo mantenimento.
venerdì 16 settembre 2011
Dal progetto al giardino
“A volte è necessario saper “non disegnare” il segreto del giardino.
(Atelier le balto - "L'arte di fare i giardini" - ed. Bollati Boringhieri ).
Costruire un edificio senza averne il progetto è impensabile.
Realizzare un giardino senza progetto non è impossibile, anzi, è la prassi, almeno qui dalle mie parti, ma ciò non è una buona cosa.
Vi è mai capitato di avere un’idea che sembra bellissima ma poi, non appena cominciate a realizzarla (di qualsiasi cosa si tratti) vi accorgete che sta venendo una schifezza?
Ogni azione va pianificata, nella forma e nella sostanza, nei materiali e nei metodi, che cosa fare prima e che cosa fare dopo.
E questo vale anche per i giardini.
Tuttavia, (e che ciò non sembri un controsenso) realizzare un giardino non è solo un fatto tecnico ma è anche creativo, oserei dire artistico, perciò il progetto, pur se necessario per fare un buon lavoro ottimizzando le risorse, non deve essere rigido ma deve lasciare spazio alla creatività che potrebbe venir fuori durante la realizzazione; ciò comporta ovviamente che il progettista partecipi anche a questa fase.
Ogni progettista ha il suo stile, che può rendere riconoscibili le sue opere ma un giardino non dovrebbe essere per esempio come un quadro o una statua, che, ovunque li si metta, sono sempre uguali a se stessi;
un giardino dovrebbe essere la manifestazione delle peculiarità del luogo che occupa, l’esplosione delle potenzialità dello stesso, e deve anche adattarsi alle esigenze degli utilizzatori, agli scopi per cui è stato commissionato.
Sono convinta che paradossalmente, un progettista che applichi questi concetti, possa elaborare, nella sua carriera, un unico progetto sulla carta da usare per ogni incarico, e dare vita ogni volta ad un giardino diverso; mentre invece chi non li segua, potrebbe elaborare ogni volta un progetto diverso, ma dar vita sempre allo stesso giardino.
giovedì 8 settembre 2011
Verde e città
“Il giardino è artificio rispetto ad un’idea di natura naturale,
è natura rispetto alla città artificiale.”
(tratto da un articolo di Valeria Scavone, docente universitario, pubblicato su AF)
A parlare troppo di verde e di natura si rischia, oltre che di stancare, di sembrare sognatori sempliciotti.
Io vivo in un paese di una piccola provincia, lavoro con le aziende agricole, vado per campi, è normale per me vedere il mio giardino come un angolo troppo piccolo di paradiso e aspirare a vivere in luoghi più ampi e incontaminati.
Lo scarico delle auto lasciate accese sotto le mie finestre da fumatori maleducati che si attardano a prendere le sigarette alla tabaccheria davanti casa, appesta la mia aria.
Mi entusiasma l’idea di vivere in un bosco,
indossare abiti di tessuto naturale tinto con estratti vegetali,
avere mobili di legno non trattato,
intonacare ed imbiancare le pareti con materiali non sintetici e così via.
Se però provo ad immaginare, sulla base delle mie brevi e rare esperienze metropolitane, come è la vita in una grande città, in perenne corsa, nel traffico, con lo sguardo fisso all’orologio, … tanto parlare di verde mi fa sorridere.
Forse a tutti piacerebbe una casetta nel bosco ma poi? il lavoro, gli uffici, le banche, gli affari, l’economia globale, le comunicazioni, insomma il progresso, dove lo mettiamo?
Da un certo punto di vista le grandi città sono invivibili ma davvero potremmo farne a meno?
Tornare quasi all’età delle caverne può esser bello finché rimane un sogno, per poi risvegliarsi nel caos cittadino e a quel punto il giardino non è più un compromesso ma il sogno che continua.
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